Sindone di Torino, tra scienza e pseudoscienza.

Fantascienza e Pseudoscienza

Il mondo della fede è pieno di reliquie, tutte stranamente apparse nel periodo medievale. Avere una reliquia era segno di prestigio per la chiesa che la possedeva e quindi non è da biasimare questo proliferare di reperti dal carattere religioso che in molti casi, osservandoli con occhio critico moderno, sono veramente esilaranti. Le chiese maggiori avevano reliquie di maggior pregio, le minori dovevano cavarsela con sotterfugi strani tirando fuori da un cilindro magico catini sacri, spine della corona fino ad arrivare ai peli della barba di Gesù o al prepuzio del piccolo figlio di Dio dopo la circoncisione. Malgrado la constatazione dell’improbabilità che tutte queste reliquie possano essere autentiche, ogni chiesa continua a mostrare con orgoglio il suo piccolo gioiello sacro fino ad arrivare al punto che, tanto per fare un esempio, esistono talmente tante spine sacre considerate autentiche che, volendo fare una stima della corona sulla testa di Gesù, dovremmo considerarla lunga qualche decina di metri.

Dal marasma di queste piccole reliquie che potremmo definire da taschino, la loro importanza si limita ad un singolo comune se non ad una singola parrocchia, vi sono casi che vengono considerati in maniera universale dalla Chiesa, quella con la C maiuscola, e che sono stati anche oggetto di diatribe tra scienza e fede per decretarne l’autenticità. La più emblematica in questa categoria è sicuramente la Sindone di Torino, che ogni tanto riappare agli onori della cronaca con presunte prove di autenticità da parte di “scienziati” e studiosi che con ogni mezzo vorrebbero dimostrare che il sacro telo è quello che ha avvolto Gesù nella tomba prima della resurrezione.

Non mi dilungo nelle presentazioni della reliquia, che ormai è famosa (per chi non la conoscesse: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino) ma qualche accenno riguardante le perplessità sull’autenticità del lino sacro sono d’obbligo.

Molti documenti storici, oltre alla stessa Bibbia, sembrerebbero smentire l’autenticità della sindone riportando quelle che erano le tradizioni in voga all’epoca e le testimonianze di chi ha seguito Gesù nella sua vita.

Prima della sepoltura era prassi lavare, rasare e cospargere di aloe e altre sostanze il corpo del defunto e lo stesso veniva avvolto in fasce e non in un unico lenzuolo come nel caso della Sindone di Torino. Quest’ultimo particolare si evince dalle sacre scritture stesse che (Gv 20:6-7) riportano testualmente “Pietro entrò nel sepolcro e vide le bende per terra e il sudario che era sul capo di Gesù, non per terra con le bende ma ripiegato in un angolo a parte”. La descrizione dei riti funebri sia di Lazzaro che di Gesù contrastano con l’ipotesi della sindone che prevedrebbe il corpo disteso sopra il lenzuolo con lo stesso ripiegato sopra.

Ipotizzando però che Gesù fosse stato effettivamente disteso e poi ricoperto nel lenzuolo, appaiono altre incongruenze di tipo logico e fisico. L’immagine superiore della Sindone sembra come se il lenzuolo fosse stato appoggiato sopra qualcosa di piatto, mancando qualsiasi riferimento alla tridimensionalità che ne dovrebbe derivare. Se si prova ad appoggiare sopra un corpo un lenzuolo facendo in modo da lasciare una traccia, non si avrebbe mai un’immagine definita come la sindone, l’immagine Sindonica sembra una proiezione e non l’effetto del trasferimento a contatto. Inoltre, analizzando la distanza tra l’immagine anteriore e posteriore, sembra che la testa e il corpo di Gesù avessero uno spessore di pochi centimetri, e questo contrasta con ogni logica. Va bene che si sta parlando di quello che si ritiene essere il figlio di Dio, ma il creatore ha sempre rispettato le leggi della Fisica e ipotizzare che in questo caso abbia deciso di stravolgerle non regge.

Da quello che si evince dall’immagine sembrerebbe che Gesù sia stato crocefisso inchiodato al palmo della mano e la cosa contrasta con quella che si ritiene sia stata la pratica della crocifissione e cioè che il chiodo passasse nello spazio di Destot.

Oltre a queste, ed altre affermazioni che creano almeno dei dubbi sull’autenticità, non va sottovalutato il fatto che analisi scientifiche attraverso il radiocarbonio hanno determinato che il lino è stato prodotto tra il 1260 e il 1390 con un tasso di fiducia del 95%.

I sindonologi che affermano l’originalità del telo sacro cercano tutti i modi per screditare l’attendibilità delle prove scientifiche contro, l’ultimo caso risale al Venerdì 29 Marzo 2013, durante una puntata speciale del programma Porta a Porta presentato da Bruno Vespa. Il Prof. Giulio Fanti , docente all’Università di Pavia ha prodotto delle prove che dimostrerebbero l’inattendibilità della datazione al radiocarbonio spostando la data di realizzazione della sindone nel periodo tra il 30 e il 35 d.C.

Tutto sarebbe riportato nel suo ultimo lavoro letterario realizzato a quattro mani con Saverio Gaeta, vaticanista di Famiglia Cristiana.

Un piccolo appunto riguardo alle date individuate dal Prof Fanti. Sappiamo con certezza che la data esatta della nascita di Cristo non è nota, abbiamo degli scorci temporali in cui collocare la vita di Gesù, ma una datazione precisa non è ancora nota. Nella sua affermazione il professore porta avanti un lasso di tempo molto limitato, che sembra una forzatura per voler dimostrare la sua tesi il ché rende tutto poco scientifico. Le motivazioni addotte per confutare poi la datazione al radiocarbonio non reggono, dato che sostiene che l’errore di datazione è dato dal fatto che l’analisi è stata effettuata su un piccolo campione del tessuto.

Ci si dimentica inoltre del fatto che molti esponenti della chiesa appoggiano l’effettiva scientificità della datazione al radiocarbonio bocciando le teorie alternative che tenderebbero a forzare i dati. In mancanza di una vera dimostrazione scientifica che riesca a dimostrare come si sia potuta formare un immagine che va contro ogni logica, anche della fede, rimane il fatto che probabilmente la Sindone di Torino è semplicemente l’ennesima reliquia realizzata nel Medio Evo e venerata come autentica. Ma nel Medio Evo era possibile realizzare tutto ciò? Qui entra in campo la tendenza alla sottovalutazione dell’ingegno umano e l’errore storico di ritenere i popoli medievali alla stregua di cavernicoli senza conoscenze scientifiche alcune, mentre sappiamo che non è così. Il Profesor Luigi Garlaschelli, chimico e socio effettivo del CICAP, ha dimostrato che fosse possibile e nemmeno troppo complicato, realizzare una replica della Sindone di Torino utilizzando procedure e metodiche conosciute all’epoca dell’apparizione del sacro telo.

Non abbiamo nulla contro la fede e lasciamo ad ognuno la scelta su se credere o no a determinati fenomeni, ma non riteniamo corretto accettare in maniera cieca ogni affermazione senza un minimo di indagine, specie di fronte a reperti dell’importanza della Sindone di Torino. Accettare l’autenticità del sacro lino porterebbe a vantaggi non solo della religione, ma anche della scienza che cerca di studiare sia il fenomeno che la Storia, sempre con la S maiuscola. Avere la prova dell’autenticità di un reperto simile, il lino che ha avvolto l’uomo che ha cambiato le sorti del mondo, non ha prezzo perché la scienza dovrebbe contrastarlo?

Luca Menichelli

Libri consigliati:

Quaderno CICAP n°11 – In cerca di Miracoli a cura di Luigi Garlaschelli;

E l’Uomo inventò la Sindone – Vittorio Pesce Delfino

Link utili:

http://sindone.weebly.com/index.html

www.massimopolidoro.com/…/la-sindone-riprodotta-in-grandezza-naturale-al-convegno-del-cicap.html

http://www.queryonline.it/2012/01/08/una-fibrilla-per-la-sindone-la-risposta-di-garlaschelli/

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=274600

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=69622

3 comments

  • Se la Gioconda è anche un ritratto al femminile di Leonardo, il più antico dei morphing, allora potrebbe essere considerato lo specchio “magico” della Sindone. La Gioconda e la Sindone conterrebbero, in modo nascosto, lo stesso volto. Come lo specchio magico della matrigna di Biancaneve, la Gioconda indicherebbe il più bello del reame. Se la Sindone è autentica reliquia della morte-risurezzione di nostro Signore, allora il volto raffigurato è veritiero per definizione. Ne consegue che Gesù e Leonardo verso il termine della loro vita erano simili nel volto. Mentre se è opera umana, esiste un limite temporale per la sua creazione. L’incendio della cappella francese di Chambéry del 1532, dove era custodita e fu danneggiata, rappresenta l’orizzonte degli eventi, la data limite della sua origine. E’ quindi possibile l’attribuzione a Leonardo, per i seguenti motivi:
    Iconografici. Il volto sindonico rimanda all’immagine di Leonardo.
    Le proporzioni del corpo sarebbero corrispondenti all’Uomo Universale di Leonardo, riprodotto sul retro della moneta da un EURO italiana. Nella figura della Sindone,
    una mano sembra avere le dita più lunghe dell’altra, come nel ritratto di Cecilia Gallerani. L’immagine della ferita al costato ricorda l’urlo di uno dei guerrieri al centro della Battaglia di Anghiari, come appaiono da alcuni disegni originali dei combattenti della Battaglia conservati al museo delle Belle Arti di Budapest, e nella probabile parte del cartone raffigurante la testa di guerriero conservata a Oxford, Ashmolean Museum.
    Ricorsivi. La figura individuabile nella zona plantare destra sarebbe l’autoritratto di profilo dell’autore.
    Magici. La Sindone e l’Autoritratto sono custoditi a poche decine di metri l’uno
    dall’altro, essendosi ritrovati dopo secoli tutti e due nel centro storico di Torino. L’Autoritratto è conservato nella Biblioteca Reale e la Sindone nell’attiguo Duomo. Entrambi gli oggetti esposti, con grandi precauzioni, al pubblico solo in eventi particolari. Se è autentica reliquia-miracolo, non si può escludere a priori,
    l’intenzione dell’Autore di farne un’opera d’arte paragonabile ai maestri del Rinascimento.
    Nell’ipotesi che l’autore sia Leonardo, il volto di Gesù impresso sulla Sindone, sarebbe “vero” per la “magia” realizzata dall’artista. Il volto sarebbe simile a quello di Leonardo, che ne sarebbe il modello. Avrebbe realizzato l’ennesimo viaggio temporale. Un genio, consapevolmente o meno, ne avrebbe ritratto un Altro trasfigurandosi, realizzando una straordinaria icona. Tramite gli artisti la materia si farebbe verbo. Un concetto caro a Papa Paolo VI. Inoltre, se il professor Alinei ha potuto sostenere, che la Gioconda è una donna morta, ritratta come viva, un “non vivo”, nella Sindone, invece, avremmo un
    Uomo vivo, ritratto come morto, un “non morto”. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.
    Solleva la pietra, e là mi troverai, taglia il legno ed io sono là. Proclama Gesù, secondo il Vangelo apocrifo di Tommaso.

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