Fluoro e disinformazione

Approfondimenti

Se vi capita di digitare la parola “fluoro” in Google, troverete una quantità incredibile di notizie allarmanti ma inattendibili. Spesso molti genitori vengono presi dal panico, leggono che il fluoro può ritardare lo sviluppo intellettivo, uccidere le cellule nervose, provocare danni alle ossa e perfino tumori, per esempio: l’osteosarcoma. Come sempre, è una questione di dosi, un giusto apporto di fluoro rinforza lo smalto e ostacola la crescita dei batteri che provocano la carie. Riguardo alla fluorizzazione delle acque, in Europa sono pochissimi i paesi dove questo avviene e l’apporto del minerale nell’acqua è ampiamente sotto i limiti previsti. In Italia la prassi non è mai stata introdotta. Anche in questo caso, come nostra abitudine, ci siamo rivolti a chi per professione si occupa proprio di questo: il Dott. Marco Ferazzani, Dottore in Odontoiatria e Protesi Dentaria, che cercherà di porre chiarezza su tutte le polemiche che girano attorno al fluoro, in questo testo molto ben documentato. Siamo lieti di ospitarlo e lo ringraziamo per la disponibilità.

IL FLUORO COME STRUMENTO DI PREVENZIONE DELLA CARIE DENTALE.

Carie nei solchi
Carie nei solchi

La “storia” del fluoro come agente carioprotettivo (che protegge nei confronti della carie) risale ormai al lontano 1901, quando un assistente chirurgo americano, al servizio della Marina degli USA presso il porto di Napoli, addetto alle visite degli emigranti che si imbarcavano per tentare la fortuna nel “nuovo mondo”, a seguito delle sue osservazioni riportò su Public Health Reports il resoconto “Denti di Chiaie (Chiaie teeth)”. Eager – questo era il nome dell’assistente chirurgo – riscontrò la “frequenza di una peculiarità dentale, comune fra gli abitanti del litorale […] persone con denti neri o denti scritti”.
Solo molti anni dopo, nel 1938, McKay e Dean analizzarono le acque delle aree interessate dalle discolorazioni dello smalto negli USA, e riscontrarono livelli elevati di fluoro nelle acque.
Le fonti principali di fluoro per l’uomo sono:
Naturali: acqua potabile; alimenti; bevande; aria (inquinamento per sospensione di polveri di fluoro nei pressi di industrie chimiche vetrarie, di alluminio ed acciaio).
Artificiali: additivi dell’acqua; latte; medicinali; preparazioni farmaceutiche (compresse, soluzioni fluorate); prodotti per l’igiene orale (dentifrici, collutori); prodotti odontoiatrici (gel e vernici topici, materiali da restauro).
Ora, per comprendere meglio i meccanismi d’azione del fluoro, e del perché sia utilizzato nella prevenzione delle carie, credo sia necessario una breve descrizione dei meccanismi eziopatogenetici che determinano l’insorgenza della carie dentale.
Il dente è composto da tre “strutture”: lo smalto, la dentina e la polpa.
Lo smalto e la dentina sono la parte dura del dente; la polpa quella “molle”, interna.
Lo smalto è quello più esterno, che vediamo direttamente in bocca; la dentina si trova sotto lo smalto, per cui non è visibile.
Quello che è importante da comprendere, è che smalto e dentina sono dei veri e propri minerali, che contengono una minima percentuale di materia organica, quasi assente del tutto nello smalto. Questo significa che come tutti i minerali sono sensibili alle alterazioni di pH, ossia della concentrazione di ioni H+ presenti nell’ambiente.
Il minerale che compone lo smalto e la dentina è principalmente l’idrossiapatite di calcio. E’ il materiale più duro e resistente che possiamo trovare nel corpo umano, molto più dell’osso, suo parente. Il pH critico dell’idrossiapatite è 5,5: questo significa che se in bocca il pH scende sotto i 5,5, lo smalto comincia a sciogliersi.

Carie dell'Infanzia
Carie dell’Infanzia

Di solito, il pH della saliva sta intorno a 6,5. Tuttavia nell’arco della giornata, può accadere molto spesso che il pH scenda sotto la soglia critica di 5,5.
Durante i pasti, soprattutto a base di carboidrati, il pH scende arrivando a circa 5,0, e in una mezz’ora risale, grazie all’azione dei sistemi tampone presenti nella saliva, riportando la situazione alla normalità.
Abbassamenti temporanei e reversibili del pH della saliva non comportano problemi allo smalto; tuttavia, se questo pH basso, sotto la soglia critica, si mantenesse per un tempo prolungato, rappresenterebbe un problema importante.
E questo può accadere in diversi modi:
– mangiare caramelle frequentemente durante la giornata o bere bibite dolci, fa mantenere per un tempo elevato il pH della saliva sotto la soglia critica. Lo smalto si indebolisce, diventa più “morbido”, più poroso, e diventa più suscettibile ai veri responsabili della carie dentale: i batteri. Una specie di batteri in particolare, lo Streptococcus mutans, ha tutte le carte in regola per far insorgere la carie: è in grado di restare adeso tenacemente alle pareti dei denti, formando la placca dentaria; può fare da substrato a tutta un’altra serie di specie batteriche, favorendo la formazione di un biofilm; se questo biofilm “calcifica” si forma il tartaro. Ma soprattutto, la caratteristica che lo rende il killer d’eccellenza per i nostri denti è la capacità di produrre e rilasciare acido nell’ambiente circostante. Si vengono a creare così delle microaree dove il pH può raggiungere livelli che si avvicinano allo zero, con le conseguenze che potete immaginare. Sebbene nel cavo orale ci possa essere un pH normale, in alcune zone, dove si è accumulata placca o tartaro, possono essere raggiunti livelli di pH ultracritici, con la conseguenza che con il tempo si formano le carie.
Quindi, cerchiamo di riassumere brevemente: i cibi abbassano il pH della saliva sotto la soglia critica; se questo livello viene mantenuto per un tempo lungo, oltre la mezz’ora, lo smalto si indebolisce; sullo smalto debole i batteri cariogeni si attaccano molto più facilmente; se questi non vengono eliminati in tempo si organizzano in strutture complesse; ben protetti sotto questa struttura i batteri producono acidi molto forti che sciolgono letteralmente lo smalto e determinano la formazione della carie.
Ora che sappiamo perché e come si formano le carie, andiamo a vedere e capire perché il fluoro può aiutarci nel prevenire le carie.
Il fluoro espleta la sua azione protettiva nei confronti di diversi fattori determinanti la carie dentale: questa caratteristica lo rende uno strumento prezioso per la prevenzione sia primaria che secondaria della carie dentale.

Fluorapatite
Fluorapatite

– Sostituzione
Il fluoro agisce con questo meccanismo nella fase di mineralizzazione dello smalto. Il fluoro va a sostituire lo ione OH- dell’idrossiapatite, trasformandola in fluoroapatite.
La presenza di fluoro conferisce maggiore stabilità alla struttura cristallina, minore solubilità, a causa della maggior forza di legame con gli ioni Ca++ dei cristalli di apatite. Da un punto di vista chimico, il pH critico della fluoroapatite è molto minore di quello dell’idrossiapatite, 3,5. La fluoroapatite è più resistente alla demineralizzazione, ma comunque non ne è esente.

– Remineralizzazione
Questo meccanismo è quello più importante e “sfruttabile” nella prevenzione della carie dentale.
Il fluoro favorisce, negli stessi focolai cariosi, la precipitazione di ioni calcio e fosfato sotto forma di apatite piuttosto che di fosfato di calcio, più solubile, determinando una vera e propria remineralizzazione del nucleo del processo carioso. Più semplicemente, l’applicazione di fluoro a livello topico su lesioni cariose iniziali può determinarne la guarigione.

– Inibizione batterica

Il fluoro agisce per i batteri come una vera e propria tossina cellulare. Esso inibisce i sistemi enzimatici della glicolisi, rallentando la produzione di quegli acidi che determinerebbero l’abbassamento del pH sotto il livello critico. Questo determina la produzione di meno ATP, con una generale riduzione dell’attività metabolica della cellula batterica. Il fluoro è anche in grado di inibire l’adesione batterica alle superfici dei denti.
A questo punto credo che sia chiaro a tutti l’importanza e le potenzialità del fluoro: non dimentichiamoci che la carie è solo l’inizio di tutta una serie di quadri clinici che terminano con l’estrazione del dente e la sua sostituzione mediante protesi.
La vita naturale di un dente cariato non trattato adeguatamente è:
1)carie “piccola” trattata con una otturazione
2) la carie cresce, arriva alla polpa, e va fatta la devitalizzazione del dente; il dente devitalizzato va poi ricostruito;
3) il dente devitalizzato dopo un certo numero di anni necessiterà dell’estrazione; a cui seguirà una sostituzione protesica: impianto, ponte o scheletrato.
Se sommassimo tutte queste spese, arriveremmo tranquillamente a superare le 4000 €… Questa evoluzione può durare 30-40 anni, quindi ci sono poche scuse.

E avremmo in bocca comunque dei denti artificiali.
Prevenire la carie e cercare il più possibile di mantenere i propri denti sani, oltre a farci risparmiare un bel po’ di soldini, significa avere una bocca sana.

Ma andiamo avanti…

Metabolismo del fluoro

Il fluoro è assorbito elettivamente dall’ambiente acido dello stomaco. Dopo l’assorbimento, il picco plasmatico viene raggiunto in 20-60 minuti. L’emivita del fluoro è di circa 4-6 ore. Del fluoro ingerito, solo l’1% circa viene distribuito ai tessuti dentali; il resto viene distribuito agli altri tessuti, in particolare alle ossa. Il fluoro viene eliminato con le feci e l’urina.
Questi dati suggeriscono che la somministrazione di fluoro per via generale è decisamente sconsigliabile ed è quella che sottopone maggiormente il paziente ai rischi dovuti al sovradosaggio.

Tossicità del fluoro

Fluorosi Lieve
Fluorosi Lieve

Le reazioni tossiche al fluoro, acute o croniche, dipendono dalla concentrazione, dalla durata e dalla frequenza dell’assunzione, dallo stato di salute del soggetto e dalla sua età e peso corporeo.
– Tossicità acuta. L’intossicazione acuta da fluoro si manifesta con sintomi che vanno da un’eccessiva salivazione, nausea, dolori addominali, vomito e diarrea, fino a sintomi neuromuscolari, convulsioni, fibrillazione ventricolare (incompatibile con la vita, un attacco di fibrillazione ventricolare è mortale se non viene effettuata tempestivamente una cardioversione elettrica) insufficienza cardiorespiratoria. Si va da sintomi banali fino a sintomi importanti e alla morte. Ma non bisogna fasciarsi la testa troppo. Cerchiamo di capire meglio.
La dose minima che può causare segni di tossicità acuta (PTD, Probably Toxic Dose) è stata calcolata in 5 mg F/Kg di peso corporeo. Se il soggetto ingerisce una quantità superiore o uguale alla PTD si deve intervenire immediatamente. Il rischio di tossicità acuta da fluoro è presente praticamente esclusivamente nell’età pediatrica, per cui è con i bambini che bisogna fare molta attenzione. Sono presenti numerosi prodotti contenenti fluoro, sia per uso professionale che domestico, che contengono una quantita di fluoro tale da poter determinare un’intossicazione acuta.
Ad esempio, bastano soltanto 5 mL di gel fluorato per raggiungere la dose tossica in soggetti di peso medio, con meno di sei anni di età.

Fluorosi grave
Fluorosi grave

A conti fatti è molto improbabile che si possa verificare un’intossicazione acuta da fluoro, e non bisogna spaventarsi per i possibili ma poco probabili effetti dell’intossicazione, a fronte dei numerosi effetti benefici del fluoro pel il mantenimento dello stato di salute orale.
– Tossicità cronica. L’assunzione cronica di quantità eccessive di fluoro durante l’amelogenesi (il periodo della vita di un individuo nel quale si sta formando lo smalto dei denti: questa fase comincia già nella pancia della mamma, quando cominciano a formarsi i denti decidui, e termina intorno ai 12-13 anni, quando termina lo sviluppo della corona dei denti del giudizio, che poi usciranno a 18-20 anni) può causare la FLUOROSI DENTALE.
La dose minima di fluoro che determina la fluorosi è stata indicata in 0,08-0,1 mg/Kg/die. E’ molto più facile andare incontro ad un’intossicazione cronica: la dose è molto più bassa, e non è facile controllare l’assunzione di fluoro dato che sono numerosi le fonti da cui assumiamo giornalmente fluoro.
L’assunzione di fluoro avviene principalmente attraverso le acque potabili. Le “acque fluorate” (1,5 mgF/L) si trovano preferenzialmente in zone vulcaniche (da qui la scoperta dell’assistente chirurgo a Napoli). In Italia le zone con fluorosi endemica si trovano nella zona settentrionale del Lazio, nelle aree circumvesuviane e circumetnee, ed in alcune zone della Sardegna.
Clinicamente la fluorosi si manifesta con macchie o fasce di colore variabile, dal bianco-gessoso al marrone. La prevenzione della fluorosi si attua attrverso l’uso di fonti alternative di acqua potabile durante i primi 4 anni di vita, durante l’amelogenesi dei denti permanenti importanti da un punto di vista estetico (incisivi e canini superiori).
Ora che abbiamo visto ed approfondito tutte le caratteristiche del fluoro, andremo ad Analizzare le differenti possibilità che abbiamo di sfruttare le potenzialità benefiche del fluoro.

– Fluoroprofilassi preeruttiva.
La dose considerata ideale, al di sotto della quale quasi tutti i bambini esposti non corrono alcun rischio è calcolata in 1 mg/die oppure 0,05 mg/kg/die per soggetti di peso inferiore ai 20 kg (in un clima temperato come il nostro, si consiglia di far bere ai bambini mediamente 1 L/die di acqua, con una concetrazione di 1 ppm o mg/L).
Uno dei principali vantaggi della fluorazione degli acquedotti è la riduzione delle disparità tra le classi sociali nell’incidenza della carie, soprattutto in età prescolare. Gli svantaggi sono legati essenzialmente all’imposizione del metodo e alla libertà di scelta dell’individuo in tema di salute. Inoltre, la quantità di fluoro assunto risulta variabile, in base soprattutto alla quantità di acqua assunta giornalmente, variabile da persona a persona.
L’uso di dentifrici fluorati è il metodo di fluoroprofilassi a oggi più raccomandato e ha dimostrato efficacia in praticamente ogni parte del globo, anche se con difficoltà di fattibilità in diversi paesi in via di sviluppo. La fluorazione delle acque è per questo motivo oggetto di dibattito nella comunità scientifica internazionale.
Ad esempio, sono disponibili numerosi fonti sistemiche alternative (sale, latte, succhi di frutta imbottigliati arricchiti, tè, bevande e alimenti ricchi di fluoro), che hanno il vantaggio di poter essere liberamente scelti dal consumatore.
L’uso di compresse fluorate, in commercio nelle preparazioni da 0,25 e da 1 mg, è il metodo di fluoroprofilassi preeruttiva individuale più diffuso. La dose deve essere calcolata in base al peso del bambino, ed all’assunzione totale di fluoro (calcolo delle fonti potenziali di fluoro sistemico: acqua, alimenti, farmaci ecc.). Il vantaggio di questa via di somministrazione è la possibilità di scelta di ricorrervi o meno; tuttavia, va precisato che dal momento che si sceglie di effettuare una fluoroprofilassi, esistono metodi sicuramente più efficaci e che presentano rischi ben minori.

– Fluoro in gravidanza.
Esiste una sostanziale incertezza sull’uso sistemico di fluoro durante la gravidanza come prevenzione della carie del nascituro. Nelle linee guida nazionali per la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva redatte dal Ministrero della Salute si considera che la fluoroprofilassi sistemica prenatale e durante l’allattamento alla madre non è adeguatamente supportata da evidenze scientifiche.

– Fluoroprofilassi posteruttiva.
Questo tipo di fluoroprofilassi sfrutta principalmente il meccanismo della remineralizzazione e della inibizione batterica. Essa si attua con diversi prodotti:
dentifrici: bassa concentrazione, applicazione domiciliare; sono disponibili in commercio numerosi tipi di dentrifici al fluoro, con le diverse concentrazioni, adatte alla specifica fascia d’età;
collutori: bassa concentrazione, applicazione domiciliare; assieme ai dentifrici fluorati ed ad un corretto spazzolamento dei denti, sono un ottimo strumento per la lotta contro la carie; è consigliabile non sciacquare la bocca con acqua per evitare di eliminare quello strato di collutorio rimasto sui denti, che continuerà ad agire;
gel: alta concentrazione, applicazione professionale; si tratta di gel a base di fluoro ad alta concentrazione; se ne consiglia l’applicazione, contestualmente all’igiene dentale, almeno due volte l’anno;
vernici: alta concentrazione, applicazione professionale; consistono in una serie di materiali ad indurimento da applicare sulle superfici dei denti; sono quelli con la concentrazione di fluoro più alta, e restando attaccati alla superficie continuano a rilasciare fluoro nei mesi, per una protezione massima.
Questi prodotti hanno concentrazioni variabili da 500 a 20000 (ventimila) ppm, il cui uso non appropriato può essere causa di intossicazione acuta o cronica.
Nel 2009, l’European Academy of Pediatric Dentistry ha licenziato le sue linee guida nelle quali ha dato delle precisazioni riguardo l’uso del dentifricio nei bambini.
6 mesi – 2 anni: dentifricio fluorato 500 ppm, due volte al giorno, poco dentifricio;
2 – 6 anni: 1000 ppm, due volte al giorno, poco dentifricio;
6 anni in sù: 1450 ppm, due volte al giorno, 1-2 cm di dentifricio.
La durata dello spazzolamento deve superare almeno il minuto, e i bambini devono essere incoraggiati a sputare il dentifricio in eccesso ed evitare e limitare il risciacquo.

Credo che ora siate in possesso di tutte le informazioni per poter prendere coscientemente la vostra scelta.
Nel web, in molti siti, si trovano articoli nei quali si afferma tutto e il contrario di tutto sul fluoro; non ho voluto riportare neanche minimamente una di queste teorie perché non si meritano una parola. Il lettore intelligente e comprensivo avrà la capacità di trovare in questo testo tutte le risposte di cui avrà bisogno. Il lettore invece pronto a credere a qualsiasi cosa trova su internet, troverà sempre qualcosa su cui controbattere, fino alla fine. Non è una battaglia che intendo portare avanti. Rimango interdetto dalla disonestà di quelle persone, tra cui ci sono anche colleghi. Ma si sa che si guadagna di più alimentando le paure della gente, piuttosto che cercare di placarle…
Nello scritto non avete trovato indicazioni per quanto riguarda gli adulti: ovviamente le indicazioni sono le stesse. Con il vantaggio di non correre il rischio di incorrere nei possibili effetti indesiderati.

Grazie per la vostra attenzione, spero queste poche righe possano esservi state d’aiuto per comprendere qualcosa in più sul fluoro e sulla salute orale.

Dott. Marco Ferazzani
Dottore in Odontoiatria e Protesi Dentaria
marco.ferazzani@gmail.com

 

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